Sant’Epifanio, diacono

Nacque e visse a Catania nella seconda metà del secolo VIII. Partecipò al Concilio di Nicea nel 787, ove tenne un sermono contro l’iconoclastia.

Al termine del II Concilio di Nicea (27 ottobre, 727), Epifanio18 pronunziò la lunga orazione di chiusura, al posto di Tommaso, arcivescovo dei Sardi, per celebrare la vittoria della Chiesa e lo zelo dell’imperatrice Irene e del patriarca Tarasio.

Con questa orazione il dotto Diacono catanese si propose di controbattere le argomentazioni che gli iconoclasti avevano lanciato ai cristiani ortodossi nella fede, cioè che la Chiesa da molti secoli era caduta nell’idolatria venerando le sante immagini condannate già dalla Sacra Scrittura come idoli.

Egli, nel suo lungo Sermo laudatorius 19, sottolinea con forza che Dio si è incarnato in Gesù e che con la sua morte e risurrezione ha vinto il peccato e che la Chiesa, fondata da Cristo, non poteva errare per tanti secoli, se così fosse avvenuto, allora essa invano si sarebbe affidata alle promesse del suo Signore.

Epifanio, quindi, fonda le sue argomentazioni sulla natura divina della Chiesa e quindi sulla sua indefettibilità. Questo argomento, così opportunamente e con molta forza ed eloquenza sviluppato da Epifanio, sarà poi adoperato dai cattolici contro i protestanti circa otto secoli dopo.

L’orazione, che Epifanio ha sviluppato con molta forza ed eloquenza, per la facondia della dicitura e l’eleganza dello stile, può essere considerata come uno dei brani più belli della sacra oratoria dell’VIII secolo.

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