Calogero, santo eremita

DSC01088Racconta una leggenda che un cacciatore di Naro, in Sicilia, inseguendo una cerva ferita, capitò in una grotta dove viveva un vecchio nero come la pece. L’eremita disse di essere Calogero, fratello di Diego e Gerlando, due santi venerati rispettivamente a Canicattì e ad Agrigento.

Per desiderio espresso di Calogero (il nome nella etimologia greca vuol dire semplicemente “bel vecchio”, e con questo appellativo venivano indicati gli eremiti), il cacciatore tacque per alcuni anni la notizia; poi quando gli abitanti di Naro si recarono in processione alla grotta, del santo eremita trovarono soltanto le ossa.

Ma ad Agrigento, smentendo in parte la leggenda di Naro, si parla addirittura di quattro santi eremiti col nome di Calogero, patroni di Naro, di Agrigento, di Licata e di Sciacca. Al dire di un antico ritornello, i quattro non sarebbero ugualmente ben disposti a concedere grazie ai devoti, giacché ” S. Caloiru di Girgenti, li grazii li fa pri nienti; – S. Caloiru di Naru, li fa sempri pri dinaru “, il patrono di Agrigento le grazie le fa per niente, mentre quello di Naro le fa sempre per denaro!

Il santuario più rinomato e più popolare per il culto di S. Calogero è quello di Gemmariaro, o Cronio, un monte a ridosso della cittadina termale di Sciacca.

A Fragalà, in provincia di Messina, è stata scoperta la testimonianza più antica del culto di S. Calogero: alcune odi, scritte da un monaco di nome Sergio, del IX secolo, nelle quali si parla di un vecchio eremita, vissuto in una spelonca e dotato di eccezionali poteri taumaturgici contro gli spiriti maligni. S. Calogero sarebbe arrivato in Sicilia da Cartagine e spinto dal desiderio di appartarsi si sarebbe celato dentro una spelonca nei pressi di Lilibeo.

Un altro testo, utilizzato anche dalle lezioni dell’Uftìcio, e concordante sostanzialmente col precedente, dice che S. Calogero, nativo di Costantinopoli, dopo una giovinezza trascorsa nello studio della Scrittura e negli esercizi ascetici, venne a Roma a far visita al papa e da questi ottenne il permesso di vivere da eremita, in Sicilia, dove si recò in compagnia di Onofrio, Filippo e Archileone.

Lasciando proseguire i compagni per Paternò e Agira, Calogero sostò nell’isola di Lipari. Più tardi, rispondendo al richiamo di una angelica visione, dalle Eolie avrebbe fatto vela per Sciacca, dove scelse a dimora una grotta sul monte Gemmariaro.

Visse per altri trentacinque anni, in solitaria meditazione, interrotta di tanto in tanto per scendere a predicare la parola di Dio in mezzo al popolo, operandovi prodigi di ogni genere.

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UNA NOTA BIOGRAFICA CURATA DA ENZO GIUNTA


Il personaggio conosciuto come “San Calogero” probabilmente aveva altro nome.

“Calogeri” 1, infatti, erano religiosi che seguivano con particolare scrupolo la regola di San Basilio ed attuavano la vita monastica con estremo rigore, in termini di penitenze e privazioni. Loro caratteristica era quella di abitare, da eremiti, sui monti; in particolare, in Grecia, stavano sul monte Atos.

Il nostro eremita sarebbe un calcedone fuggito in Sicilia, insieme ad altri cristiani 2, a causa delle persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano.

Nell’isola, però, sarebbero stati oggetto di analoghe persecuzioni, conclusesi, per i compagni di Calogero, con il martirio.

Calogero, invece, riparò sul monte Eurako 3, oggi San Calogero, dove condusse vita contemplativa, curando anche l’evangelizzazione del territorio circostante, in particolare di Terme 4 e di Caccamo.

Secondo la tradizione durante il suo soggiorno scacciò i diavoli che infestavano il monte, lasciando impressa l’impronta del suo piede sulla roccia 5 e fece sgorgare, quasi sulla sommità, una sorgente  di acqua limpida, a fronte di quella amara fatta scaturire dal diavolo. Infine, si sarebbe trasferito sul monte Cronio, nei pressi di Sciacca, dove morì.

Sulla vetta della montagna i Termitani costruirono una piccola chiesa a lui dedicata, di cui oggi sono visibili pochissimi ruderi. Fino alla metà del Novecento, nei pressi della chiesetta si notava ancora, seppure mutilata, la statua del santo, scolpita nella pietra, che qualche irresponsabile ha poi buttato nel cosiddetto ed inaccessibile “canalone del diavolo”.

È bene precisare che il corpo del San Calogero custodito nel Duomo di Termini Imerese fin dal 1665 è quello di Calogero Eunuco, messo a morte a Milano nel 253 d.C., sotto l’imperatore Decio.

Questi, e non quello che dimorò a Terme, è annoverato tra gli antichi patroni della città 6 ed in suo onore, fin dai tempi di Federico II 7, nei giorni 17/19 giugno si teneva una fera franca 8.

Oggi, il monte San Calogero ricade tra i territori di Caccamo, Sciara e Termini Imerese, ma in passato fu motivo di contrasto tra i Signori di Caccamo e la Città demaniale di Termini.

I Caccamesi, per esempio, solevano ricordare la festa di San Calogero il 18 giugno di ogni anno, recandosi, bandiere al vento, sulla sommità del monte e facendo un chiasso indiavolato, quasi a voler testimoniare il loro diritto sulla montagna 9.

Tale comportamento, ovviamente non era gradito ai Termitani i quali, nell’anno 1477, riuscirono a fare abolire la festa dal Vicerè del tempo.

di ENZO GIUNTA

NOTE

1 Calogero potrebbe avere etimologia greca: cioè “buon (o “virtuoso”) vecchio” ovvero “ invecchiato nella virtù”. Recentemente è stato sostenuto che per i bizantini kalògheros non era un nome proprio, ma significava “monaco”.

2 Nell’anno 300 d.C.

3 Che con i suoi 1.326 mt. sovrasta la città e che ha il primato di essere la montagna più alta con le pendici sul mare, di tutto il Mediterraneo.

4 Questo era, allora, il nome di Termini Imerese.

5 In base alla versione riferita da Niccolò Palmeri, i diavoli infestavano le sorgenti termali, impedendo l’ingresso.

6 La patrona principale è l’Immacolata, cui si aggiungono anche il Beato Agostino, Santa Marina e Santa Basilla.

7 Privilegio del giorno 8 giugno 1223.

8 In pratica, in un’area ben delimitata, si svolgeva una fiera (oggi la chiameremmo “ mercatino”) dove non si pagavano gabelle.

9 Giuseppe Lo Bianco Comparato, “Caccamo e la Sicilia”, 1978.

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Fonte: http://siciliaisoladaamare.wordpress.com

 

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