Bartolomeo Buccheri, venerabile laico francescano

Questi nasce a Montalbano nel rione Spirito Santo da Pietro e Caterina Buccheri, umili contadini vaccari. Sin da bambino manifestò sentimenti di pietà religiosa, addirittura, la tradizione popolare narra che durante la gravidanza, un alone di luce sfolgorante fu visto spesso, avvolgere di notte, la casa dei Buccheri: segni divini che preannunciavano la virtù del nascituro.
Ancora ragazzino si trasferì per lavorare presso alcuni allevatori di Randazzo, ma da qui dopo poco tempo fu costretto a partire per Palermo, per aiutare il fratello che vi era stato condotto carcerato. Fu proprio a Palermo che decise di farsi frate. Si racconta, infatti, che un giorno (era il 1570), dopo aver pregato tanto nella chiesa di Santa Maria del Gesù dei Minori osservanti, esternò il desiderio di volere lavorare nel giardino di quel convento a servizio dei frati e fu proprio tra i lavori dei campi che maturò la decisione di vestire il saio francescano, riservandosi però, di sottoporre tale decisione al volere dei suoi genitori, per ricevere da loro quella benedizione che tanto gli stava a cuore e che sapeva sarebbe stato difficile ottenere. I genitori, infatti, respinsero, in un primo momento, l’idea di Bartolomeo, ma successivamente convinti della prova schiacciante della sua santità, gli accordarono la loro benedizione; si racconta infatti che durante un colloqui tra i genitori e Bartolomeo, durante il quale quest’ultimo cercava di persuaderli della sua vocazione, ispirato da Dio invitò i genitori a mettere un piede sul suo piede: avrebbero così sentito suonare le campane del paradiso.
Così Bartolomeo partì dalla campagna e nell’accomiatarsi dai genitori, lasciò loro l’impronta del proprio piede sopra una pietra, si racconta che ciò avvenne nella contrada dell’ex feudo Malabotta, intitolata allora proprio per questo miracolo “Miniata di S. Bartolomeo” .

Nel 1571 compì il noviziato, vestendo la tonaca monastica proprio nel convento di Santa Maria del Gesù. Passò poi nel convento della Gancia, l’antico convento di Santa Maria degli Angeli, dove svolse per tutta la vita, l’attività che più amava, acquisendo per questo l’appellativo di “ortolano”.
“Con lui-dicono i panegirici- cominciò l’abbondanza, Legumi e ortaggi bastarono al cibo di 130 frati” Nell’adempiere ai suoi doveri, non si concedeva alcun riposo e non contento di lavorare tutto il giorno nell’orto, la notte impastava il pane per i frati e per i bisognosi. Lavorava innalzando la mente a Dio e cercando di assoggettare il suo corpo allo spirito mortificandolo continuamente, così digiunava, portava il cilicio, dormiva sopra nude tavole e e si flagellava spesso a sangue. i suoi amici furono gli angeli e gli uccelli, i primi, si racconta, lo visitavano consolandolo e aiutandolo, i secondi gli facevano compagnia mentre lavorava nei campi, allietandolo col loro canto.
Morì l’8 ottobre 1607, resta a Montalbano la reliquia della pedata, che dopo la sua morte, una processione di popolo portò nella chiesa Madre, murandola accanto all’altare dell’Immacolata. Non si pensò, invece, mai di trasferire le ceneri del frate dalla chiesa di santa Maria degli Angeli di Palermo per portarle nella chiesa del luogo natio, nè si mostrò alcun interesse a far trattare la causa di beatificazione per vederlo annoverato nell’albo dei santi; “eppure- dicono i panegirici- molti furono i miracoli compiuti dal venerabile Bartolomeo, con stupore di tutti. Molti ossessi furono liberati ed altri infermi guariti. Addirittura la fama dei suoi miracoli, spinse Mons. Arcivescovo di Palermo ad ordinarne l’autenticità per via di processo, il quale ancora oggi si trova nell’Archivio Arcivescovile”.

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Fonte: Montalbano Notizie / articolo di Rosa Spinella

 

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