Simeri_Crichi-Stemma[1]Bartolomeo di Simeri, al secolo, Basilio, detto anche Trigono (Simeri, 1050 circa – Rossano, 19 agosto 1130), è stato un monaco e sacerdote italiano.

Egli ancor molto giovane si diede al romitaggio, seguendo prima l’eremita Cirillo e poi installandosi in solitudine sul Trigono (di qui l’appellativo attribuitogli), uno dei monti della Sila. Dopo alcuni anni di solitudine, la sua fama di santità si diffuse e fu convinto a tornare nel mondo civile per realizzare un’importante opera: la erezione di un monastero, detto poi delPatiron, ed una chiesa, intitolata a Santa Maria Odrigita, in una località fra i paesi calabri di Rossano e Corigliano. In questo sforzo fu sostenuto da Cristodulo, dignitario (admiratus) del re normanno Ruggero II di Sicilia, e dalla madre di quest’ultimo, Adelasia del Vasto.

Con la fondazione di questo convento, del quale divenne abate, Bartolomeo riuscì con successo a realizzare la tranquilla coesistenza del monachesimo di rito cattolico-bizantino con la signoria normanna. Venuto in conflitto con l’arcivescovo di Rossano, di rito bizantino-cattolico, che intendeva imporre la propria autorità sul convento, nel 1105 Bartolomeo si recò a Roma ove ottenne da papa Pasquale II l’autonomia del convento, che da allora sarebbe dipeso direttamente dalla Santa Sede. Recatosi a Costantinopoli per trovare arredi e immagini che potessero abbellire la chiesa del convento, fu ricevuto con tutti gli onori dall’imperatore Alessio I Comneno e dall’imperatrice consorte Irene, dai quali ricevette numerosi doni.

Mentre si trovava nella capitale bizantina a Bartolomeo fu richiesto di recarsi sul Monte Athos per ripristinare la disciplina nel Monastero di San Basilio il Grande, cosa che egli fece con successo.

L’invidia per i suoi successi spinse alcuni detrattori ad accusarlo di aver arricchito i propri parenti con donazioni destinate al monastero da lui fondato. Portato a Messina, fu processato e condannato al rogo. Narrano gli agiografi che gli fu consentito, prima dell’esecuzione, di celebrare ancora una volta la S. Messa dinnanzi alla corte. Durante la Consacrazione una colonna di fuoco che si innalzò dinnanzi a lui fino al cielo avrebbe convinto gli astanti, tra i quali lo stesso re Ruggero, che Bartolomeo era innocente della accuse mossegli, ed a chiedergli perdono. 

Per volere di Ruggero II, Bartolomeo predispose dal 1121 la fondazione dell’Archimandriato del Santissimo Salvatore, che fu completato nel 1132 dal suo successore Luca.

Rientrò nel 1128 nel suo Monastero calabro ove morì.

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Fonte: http://it.wikipedia.org

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